Comunicare con il pensiero

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Da un po’ di tempo sento la voglia di comunicare con le persone non con un cellulare, né con la voce. È come se riuscissi anche a trasferire le immagini che sto visualizzando ad altre persone. L’ho sempre vista come una mia fantasia, e invece so che è possibile, lo sento. E so anche di esserne capace. Come posso affinare questa capacità?
In due modi. Il primo: fallo. Il secondo: non avere aspettative, poiché è l’aspettativa di un riscontro, di un risultato, che blocca il flusso della frequenza che stai emettendo.
Dunque è come quando hai imparato a parlare: poiché eri piccola, il tuo iniziare a comunicare era privo di aspettativa; semplicemente l’hai fatto. Ciò che ti è tornato come feedback da ciò che consideri esterno (ma che allora per te non era esterno) era la gioia del sentirti pronunciare le parole. Ma tu non avevi questa aspettativa: semplicemente hai lasciato fluire ciò che arrivava e hai iniziato a parlare.
Dunque allo stesso modo continua, ma non come un esperimento: non con l’aspettativa di vedere cosa è arrivato, cosa è stato percepito, come è arrivato o come è stato percepito.
Continua, e al momento opportuno arriverà il feedback, ma non sarà nel tuo controllo.
Quando non è nel tuo controllo, allora arriva.
Capisci cosa intendo?
Sì
L’immagine che tu vedi non è tua, e non è di chi la riceve: semplicemente È.
E poiché tu sei Tutto e Tutto è Uno, e anche chi riceve è Tutto ed è l’Uno, non c’è motivo per cui la comunicazione non avvenga attraverso quello che voi chiamate “pensiero”. Ma in questo momento non avviene poiché nella convinzione collettiva è un potere extrasensoriale che non è per tutti. Tu sai che non è così.
Tratto da una Canalizzazione alla Fonte
effettuata il 28.06.2022
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