Comunicare con il pensiero

Da un po’ di tempo sento la voglia di comunicare con le persone non con un cellulare, né con la voce. È come se riuscissi anche a trasferire le immagini che sto visualizzando ad altre persone. L’ho sempre vista come una mia fantasia, e invece so che è possibile, lo sento. E so anche di esserne capace. Come posso affinare questa capacità?

In due modi. Il primo: fallo. Il secondo: non avere aspettative, poiché è l’aspettativa di un riscontro, di un risultato, che blocca il flusso della frequenza che stai emettendo.

Dunque è come quando hai imparato a parlare: poiché eri piccola, il tuo iniziare a comunicare era privo di aspettativa; semplicemente l’hai fatto. Ciò che ti è tornato come feedback da ciò che consideri esterno (ma che allora per te non era esterno) era la gioia del sentirti pronunciare le parole. Ma tu non avevi questa aspettativa: semplicemente hai lasciato fluire ciò che arrivava e hai iniziato a parlare.

Dunque allo stesso modo continua, ma non come un esperimento: non con l’aspettativa di vedere cosa è arrivato, cosa è stato percepito, come è arrivato o come è stato percepito.
Continua, e al momento opportuno arriverà il feedback, ma non sarà nel tuo controllo.
Quando non è nel tuo controllo, allora arriva.
Capisci cosa intendo?

Sì

L’immagine che tu vedi non è tua, e non è di chi la riceve: semplicemente È.
E poiché tu sei Tutto e Tutto è Uno, e anche chi riceve è Tutto ed è l’Uno, non c’è motivo per cui la comunicazione non avvenga attraverso quello che voi chiamate “pensiero”. Ma in questo momento non avviene poiché nella convinzione collettiva è un potere extrasensoriale che non è per tutti. Tu sai che non è così.

Tratto da una Canalizzazione alla Fonte
effettuata il 28.06.2022

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il tuo indirizzo email per ricevere notifiche sui nuovi contenuti