Campione nella vita

Il potenziale divino intriso dentro di te
è qualcosa da manifestare
e non da dimostrare.
Nulla da dimostrare, solo ESSERE

Adele Venneri

Nato nella repubblica sovietica dell’Armania nel 1953, Shavarsh Karapetyan è stato uno dei più grandi campioni mondiali di nuoto pinnato. Iniziò a distinguersi in questo sport nel 1972, ai campionati europei che si tennero a Mosca, durante i quali vinse due medaglie d’oro.
Entro i suoi 23 anni, Shavarsh Karapetyan era diventato campione del mondo 17 volte e 13 volte campione europeo, battendo 10 volte i record mondiali nel nuoto pinnato.
Shavarsh Karapetyan non è però ricordato soltanto per le sue incredibili prestazioni sportive, ma anche (e forse ancora di più) per i suoi atti di eroismo.

Il 16 settembre 1976 Shavarsh e suo fratello Kamo erano andati a fare jogging insieme al loro coach intorno al lago Yerevan. Proprio mentre il trio era nelle vicinanze, ci fu un forte schianto e un filobus che viaggiava lungo la costa andò fuori strada. Pochi secondi dopo il mezzo si stava ancorando sul fondale sabbioso del lago, immergendosi nell’acqua gelida.
A bordo c’erano ben 92 persone, tra cui un passeggero che aveva cercato di costringere il guidatore a fare una fermata non prevista, causando il tragico incidente dopo una rissa. Il bus sprofondò di 10 metri e le persone al suo interno cercarono invano di rompere i vetri per fuggire.
Shavarsh si buttò in acqua immediatamente e iniziò a tirare le persone fuori dal bus, chiedendo a suo fratello e al coach di portarle a riva. Il nuotatore andò sott’acqua e ruppe un vetro a calci. Nonostante le gambe ferite e sanguinanti e l’acqua gelida, Shavarsh non si fermò neanche per un attimo ed entrò nel bus almeno 30 volte.
Il nuotatore – eroe riuscì a tirar fuori 46 persone, ma purtroppo soltanto 20 sopravvissero. I soccorritori giunti sulla scena dissero a Karapetyan di smettere di immergersi, visto che non c’era più possibilità che altri passeggeri fossero vivi. A quel punto il ragazzo stava anche iniziando a perdere lucidità, a causa della ripetuta privazione di ossigeno a cui si era sottoposto. Arrivò a scambiare un sedile per una persona, e a cercare di portarlo in salvo … per poi sentirsi in colpa per non essere riuscito a salvare una vita in più.
La sua carriera sportiva terminò quel giorno. Lo stress a cui fu sottoposto il suo corpo fu enorme. Shavarsh Karapetyan venne portato in terapia intensiva e rimase in ospedale per 45 giorni. Aveva perso moltissimo sangue e sviluppò anche una polmonite.

Tuttavia l’episodio sul lago Yerevan non fu l’unico atto eroico del nuotatore. Nove anni dopo, infatti, Karapetyan si ritrovò davanti ad un incendio: il famoso Complesso per lo Sport e i Concerti di Yerevan aveva preso fuoco. L’uomo non esitò ad aiutare a spegnere le fiamme e a portare le persone in salvo. Anche questa volta il suo corpo fu messo a dura prova: infatti Shavarsh fu ricoverato di nuovo per curare le gravi ustioni riportate durante i soccorsi.

Tratto da fattistrani.it

L'EVIDENZA

1 commento

  1. Maasimo

    Se fossimo venuti al mondo per sorridere a quella persona – proprio a quella – che abbiamo incociato stamattina o ieri o un anno fa non avremmo vissuto invano

    Rispondi

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