Chi ha vinto la gara?

Dopo essere stato deriso innumerevoli volte per il fatto di utilizzare un telefono cellulare rotto ma

Stava per tagliare il traguardo della gara, ma si è fermato per aiutare un altro atleta stremato dalla fatica. È accaduto durante la Maratona di Berlino dello scorso 25 settembre, dove il corridore vicentino Barnaba Barcellona ha arrestato la corsa alla Porta di Brandeburgo, vicino all’arrivo, per soccorrere uno dei partecipanti alla manifestazione ormai stremato dalla fatica e con le gambe che non gli reggevano più. Barcellona ha deciso di fermarsi per aiutarlo, lo ha preso sotto braccio insieme a un altro atleta inglese e l’ha scortato sino alla fine della gara.

L’indifferenza e l’aiuto
Il vicentino, classe 1992 […] aveva già iniziato ad accelerare il passo per lo sprint finale, quando ha visto un atleta in difficoltà. Un ragazzo era accasciato a terra e tutti gli altri correvano accanto a lui, facendo finta di niente. Lui non è riuscito a ignorarlo e ha scelto di soccorrerlo. Un’azione che gli ha fatto perdere parecchi minuti, ma che Barcellona definisce così: «Non ho perso tempo. Ho investito del tempo per aiutare chi era in difficoltà».

Il caldo e l’atleta senza nome
«Barnaba aveva atteso una maratona importante – spiega Riccardo Solfo, presidente dell’associazione sportiva di Barcellona, Vicenza Marathon – perché si allenava da mesi e la competizione di Berlino è la prima post-pandemia del circuito World Marathon Majors (le altre si svolgono a New York, Chicago, Boston, Londra e Tokyo) nonché la più veloce al mondo perché si svolge su un percorso piatto». A Berlino è stato raggiunto l’ultimo record mondiale, stabilito il 16 settembre 2018 dal keniota Eliud Kipchoge alla media di 2 minuti e 53 secondi al chilometro. Nel 2019 è stata sfiorata la stessa prestazione con due secondi in più. «L’ultima domenica di settembre, in Germania, le temperature sono salite vertiginosamente. Kipchoge avrebbe voluto superare il suo stesso record e fino al 21esimo chilometro avrebbe potuto farcela, ma poi è scoppiato un caldo tale che ha dovuto rinunciare e, alla fine, è arrivato terzo». Potrebbe essere proprio il caldo uno dei motivi per cui il runner si è sentito male, accasciandosi al suolo: purtroppo Barcellona non ricorda il nome o il volto del collega che ha aiutato e, dalle foto scattate, il numero della pettorina risulta illeggibile.

Il fair play nella storia
«In media Barnaba compie una maratona in tre ore e mezza – aggiunge il presidente —. Ma a Berlino l’ha chiusa in 4 ore e 4 secondi. In teoria, non si potrebbe aiutare chi sta disputando una competizione. Emblematico è il caso del 1908 di Dorando Pietri, che arrivò primo al traguardo ma non vinse, perché i giudici lo aiutarono a rimanere in piedi poco prima del traguardo. Ma in questo caso la vittoria non c’entra».

Altre volte (poche a dir la verità, ed ecco perché sono così facilmente collocabili) uno sportivo ha sorpreso tutti in una competizione, fermandosi ad aiutare un avversario. Un episodio simile era accaduto nel corso di Rio 2016, quando la mezzofondista americana Abbey D’Agostino aveva interrotto la gara per aiutare Nikki Hamblin, caduta nel corso della batteria dei 5000 metri alle Olimpiadi di Rio. La Hamblin si era infortunata gravemente al ginocchio dopo essere inciampata e caduta. Entrambe avevano proseguito la corsa insieme, tagliando in coppia il traguardo. In quel caso, come in questo, viene ricordato il nome di chi è stato capace di distinguersi per generosità e fair play piuttosto che il nome dell’effettivo vincitore della maratona.

Tratto da un articolo di Marianna Peluso
pubblicato su corrieredelveneto.corriere.it

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