Come restituire verità alla Verità

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

L’epoca nella quale la nostra Anima ha deciso di fare esperienza di questa dimensione spazio – temporale, è caratterizzata da un forte dogmatismo, ossia da quell’atteggiamento che nella ricerca della Verità accetta un principio perché imposto da un’autorità che ne costituisce la fonte.

Come abbiamo già visto, nella nostra società Dio è morto, ma i meccanismi che hanno contrassegnato le epoche passate si sono riproposti identici: l’economia e la scienza hanno preso il posto di Dio. Per nostra fortuna è però la scienza stessa ad aver fatto vacillare la sua intera impalcatura dogmatica dall’interno. Più precisamente responsabile di questo vero e proprio tsunami è stata la fisica. Anticamente questa scienza era detta filosofia naturale e ancora nel 1934 era questo il nome della cattedra assegnata a Oxford al grande Max Born, premio Nobel nel 1954. Descritta dal Tommaseo come “la scienza delle cause prime, delle ragioni supreme, dei primi principi o delle ragioni ultime, la scienza della scienza”, la fisica, ha come scopo quello di rendere intellegibile la costituzione specifica delle cose in un mondo ricco di molteplicità e mutamenti. […]

Imprevedibile, quanto intuitiva, questa scienza si è rivelata essere l’unica in grado di spiegare la natura e il comportamento della materia fisica. E nel farlo si è avvicinata all’antico sapere mistico.

Max Planck, padre della fisica quantistica e premio Nobel per la fisica nel 1918, nel suo discorso intitolato “La natura della materia”, tenuto a Firenze nel 1944, disse:”In quanto uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla scienza pura, allo studio della materia, posso dirvi come risultato della mia ricerca sugli atomi che la materia come tale non esite. Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una Forza che porta le particelle di un atomo alla vibrazione e tiene insieme questo minuscolo sistema solare che è l’atomo. Dobbiamo presupporre dietro questa Forza l’esistenza di una Mente Cosciente e Intelligente. Questa Mente è la Matrice di tutta la materia. Considero fondamentale la Coscienza. Considero la materia come derivata dalla Coscienza. Non possiamo trascurare la Coscienza. Tutto ciò di cui parliamo, tutto ciò che consideriamo esistente postula la Coscienza”.

Ecco l’essenza di tutto questo discorso: la realtà, in quanto tale, non esiste fino a quando non la si osserva. Fino a quando la Coscienza non la fa collassare dallo stato di potenza – come lo chiama Eisenberg – nel quale si trova in forma di onda di possibilità, alla realtà sensibile.

Il fisico Pagels scrisse: “La vecchia idea che il mondo esista effettivamente in uno stato definito non è più sostenibile. La teoria quantistica svela un messaggio interamente nuovo: la realtà è creata dall’osservatore. Dunque non solo la Coscienza permette alla realtà di manifestarsi, ma la fisica dimostra che è partecipe della creazione stessa”.

Alla luce di queste ricerche, l’intuizione originaria di tutta l’umanità per la quale siamo noi i creatori della nostra realtà, assume un valore tangibile, pragmatico: la materia si presenta come onda di possibilità. Tra le diverse possibilità, la Coscienza sceglie e nell’atto di scegliere fa precipitare la possibilità nel campo del sensibile, in una forma percepibile. […]

Lo scenario in cui questo collassare si verifica è il cosiddetto Campo di Hicks: una grandezza fisica che ha valore in tutti i punti dello spazio – tempo. Proprio quel campo a cui si associa il Bosone di Hicks che conosciamo come La particella di Dio. Un campo in fisica è teorizzato come un qualcosa di invisibile che fa avvertire la sua presenza indirettamente, producendo effetti sul comportamento degli oggetti che stanno al suo interno. […]

Il Campo di Hicks ci proietta in una dimensione olistica non locale di esistenza nella quale ogni cosa è connessa al Tutto indifferentemente dalla sua collocazione spaziale. […]

Perchè nel percorso della nostra storia si è perduta la conoscenza che i popoli antichi sembravano tutti indistintamente possedere? Quel sapere che solo oggi la fisica quantistica sembra gradualmente riscoprire e rendere digeribile alle nostre menti bisognose di scientificità? Quel sapere che permetteva agli uomini di essere consapevoli che ciò che esiste è tale perché lo abbiamo coscientemente manifestato, mentre ciò che non esiste lo custodiamo dentro di noi in potenza? Che permetteva di comunicare telepaticamente come ancora oggi fanno le popolazioni native australiane, di guarire a distanza, di disloccarci senza doverci spostare? Di sfruttare appieno le possibilità infinite di cui siamo custodi? Di compiere magie e miracoli, ossia di divenire co – creatori della realtà? Di vivere la morte come un semplice cambiamento di apparenza, immersi nella legge del mutamento? In una sola frase, di vivere in risonanza con il Tutto?
Quando e perché è andato smarrito questo sapere?

“Divide et impera” dicevano i Romani. Un essere libero consapevole della sua immensità non può essere incatenato con la paura, non è manipolabile, non è orientabile. Chi vive il dubbio come una necessità non può essere ciecamente convinto a credere o a fare qualcosa. Per questo la strategia espressa dal “Divide et impera” romano è stata applicata non solo per governare i popoli, ma per creare una frattura all’interno di ogni essere umano, per farlo vivere in una perenne condizione di divisione, così che non solo si allontanasse dalla consapevolezza dell’Uno, ma anche e soprattutto da se stesso. Per vivere la parzialità e non la pienezza del nostro essere immensi.

Tratto dal libro Il sentiero della Gioia
di Thomas Torelli

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