Come superare l’abbandono

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L’EVIDENZA

A chi non è capitato di essere abbandonato da qualcuno per scelta o per causa naturale (morte)?

L’abbandono è il dolore più grande che un umano possa vivere, poiché è iscritto nel nostro profondo. Prima ancora di emettere il primo vagito, infatti, ciascuno di noi sperimenta due momenti di “illusorio” abbandono: quello della Totalità dalla quale proveniamo, e quello del ventre materno.

L’illusorietà di questa duplice esperienza è data da una Legge (o Verità) Fondamentale dell’Universo (finalmente accettata anche da diversi esponenti della scienza tradizionale), e da due postulati (principi indimostrabili la cui fondatezza deriva dalla Legge) che da essa conseguono. La Legge: a livello sottile ogni cosa costituisce un’Unità inscindibile e intercomunicante. Il 1° postulato: poiché tutto è Uno e poiché io esisto, Io Sono (e non posso essere altro che) questa Unità. Il 2° postulato: poiché tutto è Uno e Io Sono quest’Unità, tutto ciò che mi appare altro Sono (e non posso essere altro che) Io.

Comprendo quanto possa essere impegnativo accettare queste affermazioni: l’emisfero sinistro del nostro sofisticatissimo cervello, mettendo in sequenza marginali aspetti della Totalità (che l’emisfero destro percepisce nella sua globalità), ci fa cogliere solo una parte infinitesimale di ciò che è Reale. Ed è solo aprendoci alla possibilità che vi sia altro (ben altro) oltre a ciò che i nostri sensi colgono che possiamo comprendere il reale senso degli accadimenti della Vita, e togliere drammaticità alla nostra esistenza.

Siamo creature costituite (per convenzione e semplicità) da due “parti”, inscindibili e intercomunicanti, che vibrano a differenti frequenze: una densa e una sottile. Ed è fin troppo facile comprendere che, se tutto è un’Unità, il senso degli accadimenti della nostra Vita vada ricercato nel “Sottile … che si manifesta nel denso” per aiutarci, attraverso comunicazioni simboliche, a compiere scelte coerenti con ciò che siamo venuti a sperimentare in questa dimensione per evolvere (o meglio … Espandere).

L’essere abbandonati non fa eccezione.

Ogni persona con la quale ci relazioniamo (nessuna esclusa) ci mostra, in tutto ciò che fa (o non fa) e in tutto ciò che dice (o non dice), un aspetto della nostra natura profonda, quella più Vera, rispetto al quale siamo pronti ad andare oltre, evolvendo.

Perciò quando una persona esce dalla nostra vita è perché ciò che ha da mostrarci non è più allineato con la fase del cammino evolutivo che stiamo attraversando: perché noi “siamo andati oltre”, mentre quella persona permane nella precedente fase evolutiva; oppure per il contrario; o ancora perché l’uno, l’altro (o entrambi) ha compiuto scelte che lo hanno spostato in altri “territori” delle Infinite Possibilità; oppure perché le reciproche unicità avevano da rispecchiarsi solo per un tratto di strada: quella utile alla rispettiva evoluzione/Espansione.

Ricordare il 2° postulato nella nostra quotidianità, tutto ciò che mi appare altro sono io, ci aiuta a vivere ogni relazione (e non solo) con la consapevolezza di ciò che abbiamo di fronte: uno “specchio” che riflette il mio Sottile per aiutarmi, attraverso la comunicazione simbolica, a prendere scelte e decisioni che possano portarmi oltre il livello evolutivo raggiunto e lasciare che nel mio cammino giungano le persone (e non solo) che possano accompagnarmi verso nuove fasi che rispecchino lo Straordinario che ciascuno di noi E’.

Conoscere la comunicazione simbolico/analogica può aiutare. Ma ciò che serve veramente è ricordarsi qual è la Vera Realtà (ovvero: la Legge Fondamentale, impercettibile ai sensi), chi Sono (il 1° postulato), cosa rappresenta per me tutto ciò che mi appare altro (il 2° postulato).

Difficile? No, impegnativo! Abbiamo scelto di sperimentare l’illusione del “Paradiso” Terrestre per questo.

Pubblicato su Facebook il 19.02.2019

da Antonio Mastidoro

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