Tutta la nostra vita può essere racchiusa in tre parole: scelta, possibilità, tempo. E nella libertà della scelta si riflette il dramma della vita umana. Per il filosofo Kierkegaard esistere per l’uomo significa scegliere tra infinite possibilità che si escludono l’un l’altra e che si concretizzano nelle vie che ogni singolo uomo percorre verso il Mare che lo attende.

Scegliere in un tempo finito, scegliere perché il nostro tempo è finito. Ogni giorno facciamo delle scelte dalle più banali a quelle che cambiano o possono cambiare il sentiero fino ad ora percorso. Ma siamo sempre noi a scegliere? O meglio siamo sempre liberi nella scelta o a volte capita un elemento, apparentemente fortuito, che ci proietta in un’altra possibile direzione che la nostra vita potrebbe prendere se e soltanto se.

Tutti, volgendo gli occhi della mente all’indietro, ce lo siamo chiesti: “E se non avessimo detto quella parola …?” - “E se non ci fossimo fermati a quello stop …?” - “E se le porte della metropolitana (sliding doors) non si fossero aperte …?”.

Le sliding doors che danno il titolo al film di Peter Howitt del 1998, dove Helen (interpretata da Gwyneth Paltrow) vive in due diversi mondi possibili, mondi determinati da un piccolo dettaglio: l’apertura o la chiusura delle porte scorrevoli della metropolitana.

Se le sliding doors si apriranno Helen prenderà la metropolitana e arriverà in tempo a casa per scoprire che il suo fidanzato Gerry la tradisce, s’innamorerà di James, conosciuto la stessa mattina in ascensore dopo essere stata licenziata a lavoro.

Se le sliding doors si chiuderanno, prenderà un taxi, subirà un tentato furto e continuerà la relazione con il fidanzato ignara del tradimento, che scoprirà solo molto tempo dopo. Le due vite procedono in parallelo, entrambe così reali, entrambe così vicine da sfiorarsi in quei dettagli che sembrano dovere accadere necessariamente, indipendentemente dalle scelte e dagli eventi, a volte fortuiti e banali, che li scatenano. Dettagli che sono come sfumature che annullano i confini netti tra le due vite e danno quasi la percezione di essere contenute l’una nell’altra.

Per ognuno di noi esiste un fiume da navigare e un Mare in cui sfociare. Ci sono le cascate e i vortici a monte che danno il primo slancio al movimento dell’acqua, poi durante il percorso ci sono i sassi, le anse, le acque dei fiumi che si incrociano con le nostre, gli ostacoli e i bivi che creano due fiumi paralleli che alla fine del percorso arriveranno sempre allo stesso Mare. Cambierà il colore, l’intensità, la quantità delle acque perché a cambiare sono stati i percorsi seguiti, ma non il Mare che li accoglie in sé e lì forse ogni cosa trova il suo posto, quello a cui, direbbe Aristotele, per natura tende la ragione stessa della sua esistenza.

E il male, il dolore, visti dall’alto, lasciano il posto alla gioia e al bene. Il male, infatti, esiste solo in una visione parziale delle cose, che non considera il Tutto come armonia degli opposti, in cui l’uno non può esistere senza l’altro.

tratto da un articolo di Eliana Macrì
Fonte: www.laprofessoressa.it

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