Il bambino che sapeva troppo

Il Bambino che sapeva troppo non è un romanzo a sfondo fiabesco bensì una testimonianza lucida e fortemente sofferta resa da una mamma incredula di quanto stava narrando.

“Quando ero grande, non portavo le cinture di sicurezza e bevevo alcolici” fu la prima disarmante affermazione del bambino durante un viaggio in aereo e “Quello non mi piace. E’ stato cattivo con me” dinnanzi alla gigantografia di un Babe Ruth sino al momento passato alla storia come una positiva icona umana e sportiva da ricordare.

Infine l’affermazione “Mamma, io ero un giocatore di baseball alto, alto come papà” induce mamma Cathy a una profonda meditazione e a una capillare ricerca sui giornali e sulla storia del baseball degli anni venti che la porta a individuare di chi e per chi fossero le affermazioni da brivido del proprio figlio.

Così viene a conoscenza, dinnanzi ad una foto degli Yankees del 1927, che Christian, dopo aver segnato il volto di Babe Ruth, indica quello di se stesso: Lou Gehrig.

Ed è così che alla tenera età di 2 anni, il bambino prodigio del baseball, Christian Haupt, cominciò a condividere ricordi vividi di quanto era Lou Gehrig, leggenda del baseball negli anni Venti e Trenta.

L’EVIDENZA

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