L’illusione della scienza

 

Mentre la Vita, attraverso il Coronavirus, ci invita a “smettere di consentire che l’illusione di ciò che ci appare materiale e concreto (virus) contamini, alteri e pregiudichi la connessione (corona) con Chi Autenticamente Siamo” e l’umanità risponde ricercando verità, soluzioni,  “salvatori” o “carnefici” laddove non ci sono (al di fuori di noi), nel filmato che segue proponiamo le riflessioni di un uomo di scienza su dogmi e verità scientifiche.

Una testimonianza da considerare con attenzione, conservando il più assoluto rispetto per quanto la scienza ha fatto e continua quotidianamente a fare per l’umanità, per la paura e la sofferenza fisica e psicologica, per l’impegno e il sacrificio di tanti uomini e donne quotidianamente impegnati nella sanità e nell’assistenza pubblica e privata.

Purtroppo la qualità della traduzione non è all’altezza dei contenuti del video. Per questo di seguito riportiamo una nostra rielaborazione.

L'Apocalisse Quantico e L'Universo Olografico

L’illusione della scienza è la convinzione che “la scienza conosca già, in linea di massima, la natura della realtà”, lasciando solo pochi dettagli da chiarire. E’ una convinzione molto diffusa nella nostra società. E’ quel tipo di convinzione caratteristica della gente che dice: “Io non credo in Dio, io credo nella scienza”.
Si tratta di un sistema di credenze che ormai si è diffuso nel mondo intero.
Ma c’è un conflitto nel cuore della scienza tra “la scienza come metodo d’indagine fondato su ragione, prove, ipotesi e indagine collettiva” e “la scienza come sistema di credenze o di visione del mondo”. E purtroppo la visione del mondo da parte della scienza è venuta a inibire e bloccare la libera indagine, che è la vera linfa vitale della ricerca scientifica.

Fin dal tardo 1800 la scienza è stata condotta come un sistema di credenze o di concezioni del mondo che è essenzialmente quella del materialismo (materialismo filosofico), e le scienze sono ora società interamente controllate dalla visione del mondo materialista. Penso che non appena salteremo fuori da esso la scienza verrà rigenerata.

Quello che faccio nel mio libro “The science delusion”, che in America è intitolato “Science set free” è prendere i 10 dogmi – o presupposti – della scienza e trasformarli in domande, per vedere se stanno in piedi scientificamente. Nessuno di essi si regge molto bene.

Quello che farò sarà passare in rassegna questi 10 dogmi, dopodiché avrò solo il tempo di discuterne uno o due più dettagliatamente. Ma essenzialmente i 10 dogmi che determinano la visione del mondo predefinita della maggior parte delle persone istruite in tutto il mondo sono:

1° che la natura è meccanica, simile a una macchina: l’universo è come una macchina, gli animali e le piante sono come macchine, noi siamo come macchine. Infatti noi siamo dei “goffi robot”, stando alla simpatica citazione di Richard Dawkins, dotati di cervelli che sono computer geneticamente programmati.

2° – la materia è inconsapevole: l’intero universo è formato da materia inconscia, non c’è consapevolezza nelle stelle, nelle galassie, nei pianeti, negli animali, nelle piante e non dovrebbe essercene nemmeno in noi, se questa teoria è vera. Quindi le molte filosofie della mente degli ultimo 100 anni stanno cercando di dimostrare che non siamo veramente del tutto consapevoli.

Dato che la materia è inconscia, le leggi della natura sono prefissate – questo è il dogma n. 3. Le leggi della natura sono le stesse oggi come lo erano al momento del “Big Bang”, e rimarranno le stesse per sempre. Non solo le leggi, ma anche le costanti della natura sono fissate, proprio per questo si chiamano “costanti”.

Dogma 4 – la quantità totale di materia e di energia è sempre la stessa, non cambia mai nel quantitativo totale, tranne al momento del “Big Bang” quando fece la sua comparsa nell’esistenza dal nulla in un solo istante.

Il 5° dogma è “la natura è priva di uno scopo”: non ci sono fini in tutta la natura e il processo evolutivo non ha alcun scopo o direzione.

Dogma 6 – l’eredità biologica è materiale: tutto ciò che voi ereditate è nei vostri geni, o nelle modificazioni epigenetiche dei geni, o nell’eredità citoplasmatica. E’ materiale.

Dogma 7 – i ricordi sono immagazzinati nel vostro cervello come tracce materiali. In qualche modo tutto ciò che ricordate è nel vostro cervello: terminazioni nervose modificate in proteine fosforilate. Nessuno sa come funzioni, tuttavia quasi tutti nel mondo scientifico ritengono che devono essere nel cervello.

Dogma 8 – la tua mente è nella tua testa: l’intera consapevoleza è un’attività del tuo cervello e nulla di più.

Dogma 9, che è una conseguenza del dogma 8: fenomeni psichici come la telepatia sono impossibili. I vostri pensieri e le vostre intenzioni non possono avere alcun effetto a distanza perché la vostra mente è all’interno della vostra testa, perciò tutte le prove evidenti di telepatia e di altri fenomeni psichici sono illusorie.
La gente crede che queste cose accadano, ma avviene solo perché le persone non conoscono abbastanza bene le statistiche, o vengono ingannate dalle coincidenze, oppure si tratta di speranze illusorie .

E, dogma 10“la medicina meccanicistica è l’unica a funzionare veramente”. E’ per questo che i governi finanziano solamente la ricerca della medicina meccanicistica e ignorano le terapie complementari e alternative: quelle non possono assolutamente funzionare, perchè non sono meccanicistiche. Potrebbe sembrare che funzionino, o perché la gente sembrerebbe stare meglio, o per via dell’effetto placebo. Ma l’unica che funziona davvero è la medicina meccanicistica.

Bene, questa è la visione predefinita del mondo detenuta da quasi tutte le persone istruite in tutto il pianeta. E’ la base del sistema scolastico, del sistema sanitario nazionale, del Consiglio per la ricerca medica, dei governi, ed è solo la comune visione del mondo di tutte le persone istruite.

Tuttavia io credo che ognuno di questi dogmi sia veramente discutibile. E quando li si guarda, si scopre che cadono a pezzi. Partiamo dall’idea che le leggi della natura sono prefissate. Si tratta di una reminiscenza da una visione più antica del mondo. Prima degli anni ’60, prima della teoria del Big Bang, la gente credeva che l’intero universo fosse eterno, governato da leggi matematiche eterne.
Quando venne introdotto il Big Bang questo presupposto fu mantenuto, sebbene il Big Bang mostrasse un universo essenzialmente evolutivo, che ha circa 14 miliardi di anni, che è cresciuto, che si è trasformato ed evoluto per 14 miliardi di anni. Crescendo e raffreddandosi sono comparse, al suo interno, diverse nuove strutture e modelli. Ma l’idea è che tutte le leggi della natura sono state fissate nell’istante del Big Bang come un codice Napoleonico cosmico. Come era solito dire il mio amico Terrence McKenna: la scienza moderna è basata su questo assunto “fateci passare un miracolo e noi vi spiegheremo il resto”. E quel miracolo accettato è la comparsa di tutta la materia e l’energia dell’universo e di tutte le leggi che lo governano dal nulla in un solo istante.

Bene, in un universo evolutivo perché non dovrebbero evolversi le leggi stesse … Dopo tutto anche le leggi umane lo fanno. Peraltro l’idea stessa delle “leggi della natura” si basa su una metafora che si riferisce alle leggi umane: è una metafora veramente antropocentrica. Solo gli esseri umani hanno leggi, infatti solo le società civilizzate hanno delle leggi. Come disse una volta C.S. Lewis “dire che una pietra cade obbedendo a qualche legge la rende un uomo … e persino un cittadino”. E’ una metafora così comune tra noi, che ce ne siamo dimenticati.

In un universo in continua evoluzione credo che un’idea molto più chiara sia quella delle abitudini. Credo che le abitudini della natura si evolvano, e le regolarità della natura siano essenzialmente abituali. Questa fu un’idea portata avanti agli inizi del ‘900 da un filosofo americano, C.S. Peirce, ed è un’idea che diversi filosofi hanno accolto e io personalmente ho sviluppato in un’ipotesi scientifica: l’ipotesi di risonanza morfica, che è la base di queste abitudini in evoluzione. Secondo questa ipotesi tutto in natura ha una sorta di memoria collettiva, e la risonanza avviene in base alla somiglianza. Così come l’embrione di una giovane giraffa crescendo nel grembo di sua madre si sintonizza con la risonanza morfica delle giraffe precedenti, si basa su quella memoria collettiva, cresce come una giraffa perché sta attingendo da questa memoria collettiva, deve avere i geni giusti per generare la proteina giusta. Ma i geni a mio avviso sono ampiamente sopravvalutati, perché tengono conto soltanto delle proteine fornitegli dall’organismo, ma non della forma, dell’aspetto e del comportamento. Ogni specie possiede una sorta di memoria collettiva, persino i cristalli ce l’hanno. Questa teoria assume che se tu crei un nuovo tipo di cristallo per la prima volta, la prima volta che lo crei non avrà un’abitudine esistenziale. Ma dopo essersi cristallizzato, le volte in cui ricreerai il processo il primo cristallo influenzerà tutti quelli successivi in tutto il mondo che, per via della risonanza morfica, si cristallizeranno più facilmente. E la terza volta ci saranno l’influenza del 1° e del 2° cristallo. Vi è infatti la prova che i nuovi composti diventano più facili da cristallizzare in tutto il mondo, proprio come questa teoria vuole predire. E afferma anche che se insegni a un animale un nuovo trucco – per esempio se dei ratti imparano un nuovo trucco a Londra – di conseguenza in tutto il mondo i ratti della stessa razza dovrebbero imparare lo stesso trucco più velocemente. E sorprendentemente esistono già prove che confermano quanto ho detto. In ogni caso questa è, in poche parole, la mia ipotesi di risonanza morfica: tutto dipende dalla tendenza a evolversi, non da leggi prefissate.

Ma vorrei spendere qualche minuto anche sulle costanti della natura, perché vengono assunte e usate appunto come costanti. Cose come la costante gravitazionale della velocità della luce, che io inserisco tra quelle che chiamo le costanti fondamentali, è veramente costante? Bene, quando incominciai a interessarmi a questa questione ho cercato di scoprirlo. Nei manuali di fisica vengono elencate le costanti fondamentali esistenti e il loro valore, ma io volevo vedere se erano cambiate. Così ho preso i vecchi volumi dei manuali di fisica, sono andato all’ufficio brevetti della biblioteca qui a Londra, che è l’unico posto dove ho potuto trovare i vecchi volumi, perché normalmente le persone li buttano via quando vengono comunicati i nuovi valori. Quando ho fatto questa ricerca ho scoperto che la velocità della luce è scesa, tra il 1928 e il 1945, di circa 20 km/s. E’ un abbassamento notevole, perché vengono riportati, con le frazioni, i punti decimali di errore. Eppure è scesa in tutto il mondo, anche se con piccole differenze. Poi nel 1948 è salita di nuovo; poi i valori sono tornati ad essere di nuovo simili. Ero veramente incuriosito da questa cosa e non riuscivo a capirne il senso. Così sono andato a trovare il responsabile di metrologia presso il laboratorio nazionale di fisica a Teddington (la metrologia è la scienza che si occupa di misurare le costanti), e gli ho chiesto cosa pensasse di questo calo della velocità della luce tra il 1928 e il 1945.

Ed egli disse:“Oh cavoli, hai scoperto l’episodio più imbarazzante della storia della nostra scienza”.
Allora io affermai che la velocità della luce avrebbe potuto effettivamente essere diminuita e questo avrebbe avuto implicazioni sorprendenti. Ed egli disse: “No no, non può essere diminuita. E’ una costante!”.
“Oh, allora come spieghi il fatto che tutti l’abbiano misurata molto più lenta durante quel periodo?”.
“E’ avvenuto perché cercavamo di falsificare i risultati, in modo da ottenere quello che volevamo che le altre persone dovessero ottenere”. “Quindi era solamente un prodotto della mente dei fisici?”.
“Non ci piace usare la parola falsificare.
“Quale preferisci?”
“Preferiamo chiamarlo blocco della fase intellettuale
.
Così io dissi: “Bene, se è successo allora, come possiamo essere così sicuri che non stia accadendo oggi e che i valori presenti non siano prodotti da un blocco della fase intellettuale?.
Ed egli disse: “Noi sappiamo che non è questo il caso”.
Io dissi: “E come lo sappiamo?”.
Egli rispose: “Beh, abbiamo risolto il problema”.
“Ok, come?”.
“Beh abbiamo fissato per definizione la velocità della luce nel 1972”.
Allora io dissi: “Ma potrebbe ancora cambiare …”.
“Si, ma non lo sapremmo mai perché abbiamo definito il metro in termini di velocità della luce, quindi le unità sono cambiate con esso”. Lui sembrava molto contento di questo: avevano risolto il problema.
Ma io dissi: “Allora che mi dici rispetto a G (la costante gravitazionale conosciuta nel settore come la “Big G” – scritta con la G maiuscola), la costante di gravitazione universale di Newton. Quella è variata più del 1.3% negli ultimi anni e sembra variare di luogo in luogo e di periodo in periodo”.
Ed egli rispose: “Oh beh, quelli sono solo errori e sfortunatamente ci sono degli errori piuttosto grandi con Big G”.
Allora dissi: “E se stesse davvero cambiando? Forse sta davvero cambiando”.

Poi vidi come svolgono il loro lavoro: effettuano la misurazione in diversi laboratori, ottengono valori differenti in giornate differenti, e poi fanno la media. Poi altri laboratori in tutto il mondo fanno la stessa cosa, ottenendo solitamente valori molto differenti. Poi il “Comitato internazionale sulla metrologia” si riunisce ogni 10 anni o giù di lì e fa la media dei valori provenienti dai laboratori di tutto il mondo fino a ottenere il valore di Big G. E se invece il valore di Big G fosse fluttuante? Se cambiasse? C’è già la prova, in realtà, che cambia durante il giorno e per tutto l’anno. E se la Terra muovendosi attraverso lo spazio intergalattico attraversasse strati di antimateria o altri fattori ambientali in grado di alterare i valori delle costanti? Probabilmente cambiano tutti assieme. E se tutti questi “errori” salissero e scendessero assieme?

Per più di 10 anni ho cercato di persuadere i metrologi a osservare i dati originali: sto cercando di persuaderli a postare tutti i dati online, su internet, con data e misurazione, e osservare se sono correlati, per vedere se si alzano tutti in una volta o si abbassano tutti in una volta. In questo caso essi potrebbero oscillare insieme e questo ci direbbe una cosa molto molto interessante. Ma nessuno lo ha fatto perché G è una costante e non c’è motivo di cambiarla.

Vedete, ecco un esempio molto semplice nel quale un presupposto dogmatico inibisce l’indagine. Io stesso penso che le costanti possano variare notevolmente, certo entro limiti ristretti, ma ognuno di essi potrebbe variare. E penso che verrà il giorno in cui le riviste scientifiche, come “Nature”, pubblicheranno un rapporto settimanale sulle costanti come già fa il mercato azionario sui giornali. “Questa settimana la Big G è leggermente alta, la carica dell’elettrone è scesa, la velocità della luce è rimasta stabile” e così via. Questo è un settore nei quali credo che pensando meno dogmaticamente si potrebbero aprire molti orizzonti.

Uno dei settori più grandi di indagine è quello sulla natura della mente: questo è il problema irrisolto più grande della scienza. Come già disse Graham, “la scienza semplicemente non fa i conti col fatto che siamo coscienti” e non riesce ad occuparsi del fatto che i nostri pensieri non sembrano essere all’interno dei nostri cervelli, le nostre esperienze non sembrano essere all’interno del nostro cervello, la tua immagine di me adesso non sembra essere all’interno del tuo cervello.

Ancora una volta la teoria ufficiale della scienza è che c’è un piccolo Rupert da qualche parte dentro la tua testa e ogni altra cosa in questa stanza è dentro la tua testa. Ovvero, la tua esperienza è nel tuo cervello. Sto suggerendo, in realtà, che “la visione” implica una proiezione esterna di immagini: quello che stai vedendo è nella tua mente, ma non dentro la tua testa.

Le nostre menti si estendono al di fuori dei nostri cervelli in un semplice atto di percezione. Io penso che noi proiettiamo le immagini che stiamo vedendo, e queste immagini toccano quello che stiamo guardando. Se ti guardo da dietro, tu non sai che io sono qui. Potrei influenzarti? Potresti sentire il mio sguardo? Ci sono innumerevoli prove che dimostrano che la sensazione di essere osservati sia un’esperienza molto comune, e recenti esperimenti suggeriscono che sia vera. Persino gli animali sembrano averla. Credo che questa percezione si sia evoluta nel contesto del rapporto preda e predatore: le prede che possono percepire lo sguardo di un predatore sopravviverebbero più facilmente di quelle che non possono. Questo porterebbe a un nuovo modo di interpretare le relazioni ecologiche tra predatori e prede e persino riguardo le estensioni delle nostre menti. Se guardiamo stelle lontane, penso che la nostra mente si protenda, in un certo senso, fino a toccare quelle stelle e che letteralmente si estenda oltre le distanze astronomiche e non solo all’interno delle nostre teste. Ora può sembrare sorprendente che questo sia argomento di dibattito nel 21°secolo, ma sappiamo così poco della nostra mente che capire dove sono le nostre immagini è, in questo momento, un tema scottante di dibattito all’interno degli studi sulla coscienza.

Non ho tempo di parlare ulteriormente di questi dogmi, ma ognuno di essi è discutibile: se lo si mette in dubbio, nuove forme di ricerca e nuove possibilità si possono aprire. Io penso che non appena metteremo in discussione questi dogmi che hanno tenuto indietro la scienza, il mondo scientifico sarà oggetto di una rifioritura, di una rinascita. Sono un pieno sostenitore dell’importanza della scienza: ho vissuto la mia intera vita come ricercatore. Ma penso che muovendosi al di là di quei dogmi, la scienza potrebbe essere rigenerata, diventare ancora una volta interessante e, io spero, conferma della vita.

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