L’origine di ogni sofferenza

Siddhartha Gautama Sakyamuni detto “il Buddha” (il risvegliato) è un personaggio storico.

Egli nacque nel 563 a.C. a Kapilavatthu, capitale del regno dei Sakya, di cui suo padre era il sovrano, in una regione himalayana prossima all’attuale Nepal.

Secondo la tradizione la madre morì otto giorni dopo la sua nascita ed egli fu allevato dalla sorella di lei, seconda sposa del re.

Narra la leggenda che a suo padre era stato vaticinato che il figlio primogenito avrebbe abbandonato il regno e rinunciato alla successione al trono. Egli per scongiurare questa che considerava una grande iattura, aveva tenuto confinato Siddhartha nella reggia impedendogli ogni contatto con il mondo esterno.

Siddhartha ebbe un’infanzia e una gioventù spensierate.
A vent’anni gli fu combinato un matrimonio con una cugina principessa. Subito dopo la nascita del figlio, in seguito alla scoperta della sofferenza presente nel mondo esterno, che fino ad allora egli aveva ignorato, a ventidue anni Siddhartha abbandonò la famiglia, la reggia e la sua carica regale e andò alla ricerca della via che conduce alla liberazione.

Per cinque anni vagò nel suo regno alla ricerca di maestri e praticò la forma tradizionale di ascesi della cultura indica, lo Yoga. Divenne discepolo di vari asceti e sperimentò, sotto la loro guida, stati sempre più profondi di trance in cui la sofferenza è trascesa. Si avvide tuttavia che la liberazione dalla sofferenza era limitata allo stato di trance e quindi non era risolutiva.

Praticò allora l’ascesi più spinta, la mortificazione del corpo, finché comprese che neppure questa via conduceva alla liberazione definitiva dalla sofferenza.

Si dedicò allora all’osservazione di sè, delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni, dei propri pensieri, attraverso la consapevolezza dei fenomeni che si presentano alla coscienza. Vide che essi continuamente nascono e muoiono in un continuo divenire: scoprì così che la vera natura della realtà è una continua trasformazione.
Questa fu la sua prima scoperta.

La seconda fu che nessuna cosa può esistere senza l’esistenza di tutte le altre: tutte sono legate fra loro in una rete universale d’interdipendenza o causazione reciproca universale.
Seduto sotto un albero di pippala, in una foresta, Siddhartha approfondì l’analisi della realtà.

Un giorno Siddhartha fu invaso dalla sensazione che quella notte stessa avrebbe ottenuto il Grande Risveglio. Grazie alla consapevolezza, la sua mente, il suo corpo e il suo respiro erano perfettamente unificati. La pratica della presenza mentale l’aveva reso capace di sviluppare un grande potere di concentrazione che ora poteva usare per illuminare di consapevolezza il suo corpo e la sua mente. Senza vacillare Siddhartha illuminò di consapevolezza la propria mente.

Vide che gli esseri viventi soffrono perché non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri: l’ignoranza dà origine a un’infinità di pene, di confusione e difficoltà: avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura, affondano tutti le radici nell’ignoranza.

Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, Siddhartha giunse alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con l’accettazione e l’amore.

Vide che comprensione e amore sono un’unica cosa: senza comprensione non vi può essere amore e senza amore non vi può essere giusta azione.

Vide che per sviluppare la chiara comprensione è necessario vivere in presenza mentale, in diretto contatto con la vita nel momento presente, vedendo con consapevolezza che cosa realmente avviene dentro e fuori di noi. La presenza mentale e la consapevolezza conducono alla liberazione definitiva dalla sofferenza.

Aveva ventisette anni.

Il Buddha dedicò tutto il resto della propria vita a diffondere le sue scoperte affinchè anche gli altri esseri umani raggiungessero l’illuminazione e la liberazione dalla sofferenza.

All’età di settantadue anni, nel 491, dopo uno scisma a opera del discepolo Devadatta, due attentati alla sua vita nel secondo dei quali rimase ferito, il Buddha stesso annunciò, tre mesi prima, la propria morte, che avvenne in una foresta confinante con il suo paese di origine.

 

Tratto dal libro Come diventare Buddha in cinque settimane
di Giulio Cesare Giacobbe

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