Malattia: parla il corpo o la Coscienza?

[…] La malattia non è un puro accidente, un disturbo casuale senza perché, ma esprime in ultima analisi gli aspetti repressi, temuti e accantonati della propria vita. Non bisogna quindi limitarsi a combatterla: occorre prima di tutto capirla.

Oggi è facile constatare il duplice aspetto della medicina: l’alto livello tecnologico raggiunto, cui fa eco una crescente sfiducia dei pazienti che si rivolgono sempre più alla medicina naturale.
La carenza di base della medicina moderna è quella di non considerare l’uomo come un tutto, cioè un’unità inseparabile di corpo e anima, ma un insieme di tanti settori indipendenti da “riparare” via via che si guastano. Indispensabile quindi una medicina olistica, che consideri l’uomo globalmente, e indispensabile soprattutto una nuova concezione della malattia, o meglio una sua interpretazione in termini psicologici – e, perché no, metafisici. […]

Il corpo in sé non è ammalato o sano, in lui si esprimono semplicemente le informazioni della Coscienza, della psiche […] che quando mancano di qualcosa, sono indotte a richiamare l’attenzione producendo quelle che noi definiamo malattie. Le malattie sono quindi un’informazione della Coscienza che vuole far notare una sua necessità, un suo bisogno – e lo rivela sul corpo, che diviene così il suo modo e il suo livello di espressione. […]

Per guarire bisogna quindi integrare ciò che manca, capire le carenze e colmarle.

Sia ben chiaro che tutto ciò non intende sostituirsi alle cure mediche (sia quelle ufficiali che quelle naturali) […]. Vuole però far comprendere fino in fondo la malattia, interpretarne il significato e integrarlo nella Coscienza, perché soltanto così si può arrivare alla guarigione vera, che è sì fisica, ma è soprattutto psichica e spirituale. Vuole, in altre parole, invitare ad utilizzare la malattia come una “guida” capace di rivelare i veri problemi a livello esistenziale: un’alleata quindi, non un nemica; non un disturbo cieco e casuale, ma un mezzo per capire più profondamente se stessi e favorire il proprio cammino evolutivo.

Quindi un ribaltamento di impostazione, un’ottica diversa, perché un diverso modo di “guarire” è l’unica possibilità che abbiamo di crescere, di evolverci, di capire la nostra posizione nel cosmo e il nostro fine ultimo. Il paziente viene così coinvolto in prima persona, reso partecipe e responsabile del processo di guarigione che può cominciare solo dentro di lui: è lui in realtà l’unico e autentico artefice della propria terapia.

Tratto da Malattia e destino
di Thoward Dethlefsen e Rudiger Dahlke

L'EVIDENZA

2 Commenti

  1. Maria Roberta Colombo

    In Italia attualmente si sta muovendo in tal senso l’I.B.I. Istituto di Biofisica Informazionale che lo scorso dicembre 2020 ha promosso il suo primo convegno ufficiale in streaming.
    Io vi ho assistito trovandolo illuminante e particolarmente interessante. La dialettica è molto tecnica ma comprensibile.
    Soprattutto lo hanno condotto medici specialisti, psicologi, biologi secondo i quali è sempre più sentita la necessità di guardare a nuovi orizzonti e nuove terapie che includono anche gli operatori olistici, facilitatori ecc.

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  2. Maria Luisa

    In prima persona confermo quanto detto nell’ articolo. Nel piano sensoriale il corpo è la manifestazione di ciò che c è nell’ anima.La malattia è richiesta di aiuto,campanello d allarme per risolvere determinati problemi

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