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 Raggiungere un obiettivo non è mai sufficiente.
Nello sforzo compiuto per realizzarlo, l’uomo si evolve, si fortifica, affina le sue qualità, diventa una persona di maggior valore e il suo ambiente gli risponde presentandogli nuove occasioni, opportunità che mai egli avrebbe potuto immaginare al momento di formulare il suo obiettivo originale, per quanto grande potesse essere.

È naturale, quindi, dopo aver realizzato un obiettivo desiderare di realizzarne uno ancora più grande.

Ma purtroppo, spesso questa tendenza dell’uomo è controbilanciata da un’altra tendenza altrettanto naturale: quella di adagiarsi sugli allori e godersi il frutto dei propri sforzi. Non c’è modo migliore per vanificare gli sforzi compiuti fino a quel momento. Fermarsi significa perdere determinazione, coraggio, e persino voglia di vincere. Non avanzare significa dunque retrocedere. Non dimentichiamo che è proprio la presenza di un obiettivo a permettere di automotivarci: raggiungere un obiettivo significa entrare in una fase molto critica in cui non si hanno più obiettivi. Se non ci si affretta a formularne di nuovi, si rischia alla lunga di perdere tutto, anche se stessi.

 

Sergej Bubka, detto “Sputnik”

14 agosto 1983: nello Stadio Olimpico di Helsinki, un atleta di vent’anni, un perfetto sconosciuto, vince il titolo mondiale di salto con l’asta. Si chiama Sergej Bubka ed è stato convocato in nazionale dal direttore tecnico Igor Ovanesyan contro il parere di molti. Superando l’asticella posta a 5 metri e 70 centimetri, Bubka ha la meglio sui più forti saltatori in gara, come il connazionale Volkov e il bulgaro Tarev.
 

Era nata una stella, ma nessuno allora avrebbe potuto immaginare di che grandezza sarebbe stata.
L’atleta naturalmente non si fermò, puntava, come è logico, al record mondiale. E al record ci arrivò cinque mesi dopo, il 15 gennaio 1984 a Vilnius, saltando i 5,81 in una gara indoor.

 

Appena due settimane dopo, a Milano, lo migliora di un centimetro, e il 10 febbraio, a Inglewood, di un altro centimetro sempre al coperto. Gli rimaneva da battere il primato all’aperto, cosa che avvenne il 26 maggio a Bratislava saltando i 5,85. Nell’84 Bubka superò il proprio record mondiale altre tre volte arrivando ai 5,95.
 
Erano risultati più che esaltanti per chiunque, ma la voglia di superare il tetto dei 6 metri a troppo forte, e il nuovo record, materiale e “morale”, lo stabilì l’anno dopo a Parigi.

Tratto dal libro La forza dentro
di Roberto Romano

 

Bubka è stato campione olimpico del salto con l’asta a Seul 1988 e per sei volte consecutive campione mondiale (dal 1983 al 1997). Ha stabilito per 35 volte il record mondiale della specialità (17 outdoor e 18 indoor); fino al 15 febbraio 2014 è stato il detentore del record mondiale indoor con 6,15 metri e del record mondiale outdoor con 6,14 metri fino al 17 settembre 2020.

 

Venne nominato miglior sportivo dell’Unione Sovietica per tre anni di fila, dal 1984 al 1986.
Dal 1999 è membro del Comitato Olimpico Internazionale e dal 2001 è vice presidente della World Athletics. Dal 2002, è membro del parlamento ucraino ed è impegnato su questioni riguardanti le politiche giovanili, la cultura fisica, lo sport e il turismo.

 

Fonte Wikipedia

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