Spiga di grano

Foto di Ulrike Leone da Pixabay

Sono e non sono.
Vivo della potenzialità indistinta
dove ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
e dove ciò che è in basso è come ciò che è in alto.
Libero da spazio e tempo,
in me dimora la promessa.
L’indistinto si perturba
come l’acqua di un placido lago
al planare di una colomba.
E dalla materia
prende forma la mia singolarità.

Uno sguardo antico, senza giorni,
mi mostra una clessidra.
La mia eternità
prende a scorrere come sabbia attraverso istanti
che scivolano da un infinito a un altro infinito.
La terra umida mi accoglie.
In questa oscurità viva
non vedo, ma percepisco ogni cosa.
Sono ciò che ero
e sono ciò che sarò.
In me si dispiega la promessa:
sono nel mondo.

Poi qualcosa del mio essere
viene attratto verso il basso
– ecco le radici –
qualcosa verso l’alto
con piccole foglioline
che vibrano nella speranza del cielo.
L’indistinto cade nella forma
e ogni parte di me ha un nome.
I secondi creano le ore,
le ore i giorni, i giorni, i mesi
e in loro io divengo.

Nella calda estate sono ormai imponente:
le radici salde nella terra,
lambisco con le spighe l’immensità del cielo.
La terra mi nutre,
l’acqua mi disseta,
il sole mi scalda,
la notte mi da conforto.
Presto attenzione al mio divenire,
vivo il mio mutamento.
Le fibre che prima erano forti e flessuose
ora scricchiolano al vento.
Il verde delle foglie
è scivolato nel giallo.
Sono carico di semi:
in me cresce la promessa della vita.

La calda estate volge in un autunno prospero.
E’ tempo di riposare.
Mi adagio a terra
e trovo conforto nel suo abbraccio.
Ed è nuovamente oscurità.
Sono e non sono.
Vivo della potenzialità indistinta.
In me dimora la promessa.

 

Tratto dal libro Il sentiero della gioia
di Thomas Torelli

L'EVIDENZA

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