Quella che sto vivendo non è vita

Vorrei chiedere una cosa innanzitutto: sto parlando con l’Assoluto adesso?

Le parole che ricevi giungono da te nella tua parte Assoluta. Il concetto di separazione vi porta a segmentare tutto il conosciuto. Nella Realtà la manifestazione unica e irripetibile che Sei è anche il Tutto, eppure è una manifestazione unica. Dunque, perché tu comprenda: il tuo Vero Se, incarnato nella versione di cui hai consapevolezza ora, è anche il Tutto. E’ chiaro per te?

No. Sono solo parole. Non è chiaro al mio cuore. Non mi dà nessuna indicazione aggiunta alle solite parole retoriche di sempre. Non aggiunge niente, niente perché io possa vivere una vita migliore di quella che sto vivendo. Sono parole, parole, ma non hanno senso.

Il senso alle parole non è dato dalla razionalità, né dall’emozione, ma dalla Verità interiore alla quale puoi accedere nel momento in cui ti apri alla possibilità di Essere tu stessa il Tutto. Non troverai conforto fuori di te. É chiaro per te?

É chiaro ciò che dici, non mi è chiaro come ci si apra alla possibilità di Essere il Tutto. Sono solo parole, non hanno senso. Capisco ciò che mi stai dicendo, la lingua è la stessa che parlo io, ma non ho niente che mi dia la possibilità di fare un salto, di avere un’altra modalità. Sono solo parole: apri il cuore … apriti alla possibilità … Sono solo parole, nient’altro. Non ho uno strumento, non ho niente con il quale aprirmi alla possibilità. Devi assolutamente comunicare con me in maniera differente da quella che hai usato sino ad ora, perché da quando sono piccola comunichi con me in una modalità che io non capisco, detesto, la odio. Detesto le comunicazioni che mi mandi, non mi piacciono, non mi migliorano, non mi fanno stare bene, mi stanno peggiorando sempre di più. Non so più a cosa devo aggrapparmi, cosa devo fare, che cosa devo essere. Sono tante parole quelle che ricevo, ma non hanno un senso per me. Queste comunicazioni vanno sempre interpretate, ho bisogno sempre di Antonio che mi aiuti a interpretarle. La trovo assurda questa modalità. Deve esserci un’altra modalità di comunicare con me.

In questo momento, come in molti altri, alla guida del tuo Sistema c’è il corpo emotivo. Tuttavia nessuno e niente può entrare nel campo del tuo libero arbitrio. Ciò che dici è vero solo in parte, poiché tu sai che momenti di contatto, di ascolto e di comprensione ne hai molti. Tuttavia scegli di non ritenerli abbastanza, poiché desideri una comunicazione “duale” diretta a buono/cattivo, giusto/sbagliato, è così/non è così. Dunque nel porre la domanda in realtà non vuoi la risposta dal tuo Sé Superiore, ma dal tuo corpo mentale. E poiché la risposta entra in conflitto con la Verità, vai in confusione. Fin quando rimani ancorata al mi piace/non mi piace, è sbagliato/non è sbagliato, le tue domande riceveranno risposte confuse. Il tuo motivo di incarnazione, come quello di ogni umano, è compiere il tuo Cammino di Espansione. Hai scelto il tema, hai scelto i programmi e le sfide. Il tuo Cuore è connesso a questo Cammino, la tua razionalità compie il compito di distrattore. É chiaro per te?

Vorrei capire che tema mi sono scelta, perché dici che il mio Cuore è connesso con la Verità. Il mio cuore, se è rimasto un pezzo di cuore, è occupato a sopravvivere. Questa non è vita, quella che sto vivendo non è vita. Sono infelice da tanti, tanti, tanti anni, forse da quando sono piccola. E continui a mandarmi delle comunicazioni che non fanno altro che provocarmi sempre più dolore e non capisco in che cosa mi dovrebbero aiutare. Secondo te in questo dolore e con queste comunicazioni io sto evolvendo?

Il dolore non è nella comunicazione, ma nell’utilizzo che scegli di farne. La tua infelicità risiede nella caparbietà con la quale ti ostini a vederti separata da me. Hai una grande sensibilità e ricevi attraverso canali privilegiati, tuttavia l’interpretazione che ne dai è sempre di paura. Quella paura alla quale hai scelto di dare fiducia e alla quale resti ancorata. Dunque ogni comunicazione diviene supplizio non perché lo sia, ma perché la temi.

Certo che la temo … certo che la temo. Perché è da quando sono piccola che mi mandi comunicazioni di merda. Basta! Non ne posso più. Basta! Deve esserci un altro modo, deve esserci. Altrimenti tu mi dici che io filtro tutto attraverso la paura. Io ce la metto tutta, io ci provo, ce la metto tutta, cosa devo fare: devo sentirmi in colpa, oltre tutto il resto? Mi devo sentire in colpa perché ho paura? Cosa posso farci! Come poso eliminare la paura? Sono parole … “devi accettare di essere il Tutto” sono solo parole. La realtà mia, quello che vivo io, è la paura che sento. E’ l’unica cosa vera che sento. Io, a te, vicino a me non ti sento. Sento solo la paura, il terrore. E’ a questo che mi hai abituata da quando sono piccola.

É a questo che ti sei abituata. Nessuno ha fatto nulla su di te.
Ho una domanda per te: cosa vuoi?

Voglio essere felice.

Cosa te lo impedisce?

Non lo so. Dimmelo tu. Sei tu la parte alta di me. Dimmelo tu cosa me lo impedisce. La paura che mi hai insegnato da quando sono piccola?

Chi ti ha insegnato la paura?

Bè, se tu sei il Tutto puoi essere solo tu ad avermela insegnata. Me la sono insegnata da sola quando ero piccola? Non lo so neanche io. So solo che non ne posso più. Basta! … Basta! .. Basta! … Non voglio più vivere così. Non ha senso. Vivo costantemente nel terrore che mi mandi una delle tue comunicazioni del cazzo, che non capirò … che non capirò … che non saprò andare oltre … che non sarò in grado … non sarò all’altezza … non sarò mai all’altezza. Non importa l’aiuto di Antonio, non importa l’aiuto di chicchessia: non sarò mai all’altezza e quindi continuerai imperterrito a mandarmi sempre le stesse stronzate.

Questo è il tuo tema, l’hai appena detto, l’hai scelto prima di incarnarti. La tua incarnazione, come quella di tutti, è scelta prima. Le risposte per andare oltre sono il vostro Cammino. Dunque ora hai ancora, come sempre, una scelta. Puoi scegliere di rimanere nella posizione di vittima che ha un carnefice al di sopra di sé, oppure scegliere di essere un viandante che sa qual è il suo Cammino, e anche se non comprende la meta, sceglie di andare avanti. Puoi scegliere di uscire dalla paura, guardando la paura. Quando dici “comunicazioni di merda” giudichi e ti posizioni o da una parte o dall’altra. Ma comunque mai nell’incontro. Quando dici “tu devi dirmi come fare” stai dicendo che tu sei piccola e hai bisogno che qualcuno ti indichi cosa fare. Ciò che non comprendi è che è questo atteggiamento che ti mantiene nella paura. Quelle che tu chiami “parole”, restano parole fin quando tu, dal tuo interno, non scegli di dare loro un significato reale. Rimanere in balìa del corpo emotivo e del corpo mentale è una tua libertà. Tuttavia, una volta presa questa decisione, non cercare al di fuori il motivo della tua infelicità, poiché l’infelicità nasce dalla negazione di Chi Realmente Sei. É chiaro per te?

É chiaro … certo che è chiaro, ma non lo condivido. Non ha senso … non trovo il senso … me lo devi ripetere .. sono solo parole … sono solo parole … E alla fin fine anche con questa canalizzazione il risultato è sempre lo stesso: siccome io scelgo di rimanere nel corpo emotivo o nel corpo mentale, allora non mi libero. Se fossi fortunata come altri che riescono a fare questa scelta …

La fortuna non esiste … la fortuna non esiste! Esiste l’atteggiamento che si sceglie di seguire, l’atteggiamento con il quale scegli di guardare la Vita.

Bè, in effetti sì. In effetti suppongo che se un figlio viene preso da un autobus, finisce all’ospedale, rischia di perdere un piede, giustamente la madre deve guardare a questo evento e scegliere come guardarlo, giusto? E’ così che una persona deve fare, vero … in questa incarnazione, perché me la sono scelta io? A me sembrano una marea di coglionate, ma proprio una dietro l’altra. Mi sembrano un’assurdità, mi sembrano un accanimento nei confronti di una persona. E mi chiedo spesso perché il genere di comunicazioni che ricevo io … ma anche la metà, o la metà di quelle che ricevono altre persone … perché non le dedichi … che cosa ne so … ai pedofili, a chi maltratta gli animali? Se tu dedicassi metà di queste comunicazioni a loro, li stenderesti per sempre, rimarrebbero privi di voglia di vivere, così non fanno del male a nessuno. A me sembra una cosa così logica, però sicuramente non è così. E’ tutto nella mia mente, vero?

La tua rabbia …

Mmmm … la mia rabbia è mia, e me la sono scelta io, magari …

… la tua rabbia ti impedisce di vedere la Realtà. I pedofili di cui parli, sei tu. Tuo figlio, sei tu. Tutto ciò che vedi fuori di te sei ancora tu. Non è fatto obbligo per nessun umano credere in questo. Tuttavia questa è la Realtà.

Quindi cosa consigli a una persona come me che non ha assolutamente fede. Cosa dovrei fare?

Non hai da fare nulla. Puoi aprirti o non aprirti. Puoi vedere le cose da un’altra prospettiva o continuare a vederle dal punto in cui sei, poiché non vi è nulla di giusto o di sbagliato, e la meta è comunque raggiunta. A te la scelta se continuare a soffrire o spostarti dal punto in cui sei. Non c’è “giusto” o “sbagliato”, poiché tutto è parte dell’unico Cammino che tu stai compiendo nelle Infinite Possibilità. Cercare risposte buono/cattivo, sì/no, giusto/sbagliato non ti aiuterà a spostarti. Il gioco della Sincronicità per la mente razionale umana è senz’altro incomprensibile, poiché tutto è Uno, e Uno è tutto e tuttavia ciascuna manifestazione del Tutto è unica e irripetibile. Dunque nello stesso momento tu fai esperienza del corpo in cui sei incarnata e di cui hai consapevolezza ora, ma nello stesso istante sei incarnata nelle Infinite Possibilità. E tutto ciò che ti appare altro, benché così distante, diverso e apparentemente separato da te, si manifesta in risposta alla frequenza che tu stai emettendo. E tra le Infinite Possibilità di quella incarnazione tu manifesti quella in risonanza con te. Non sono qui perché tu comprenda, poiché non lo farai. Non lo farai perché hai scelto di non farlo. Hai scelto di dare voce e seguito a frustrazione, rabbia e separazione. E questo, e quanto Io ti dirò, rimarrà in te solo se rispondi a questa frequenza. Tuttavia molto altro è stato detto, e molto altro giunge al tuo Cuore, che a tempo debito risuonerà. La tua rabbia non è sbagliata, non è neanche giusta: è solo rabbia. Non ti aiuta, né ti facilita, poiché è un’emozione. E’ ciò che è dietro l’emozione che in te può fare la differenza. E’ ciò che vibra al tuo interno in quella piccola parte e in quei brevi momenti nei quali assapori la pace. I brevi momenti non sono fortuna o sfortuna, ma sono ciò che tu scegli di coltivare. É chiaro per te?

Sì, è chiaro.
Io ho paura che rimarranno le solite parole. Chiuderemo questa comunicazione e rimarranno le solite parole. Perderò il tempo, farò perdere il tempo ad Antonio e non troverò una via d’uscita. Ci deve essere una via d’uscita anche per me. E non venire a dirmi che devo scegliere: non so come si sceglie. Non ha senso dire a una persona “devi scegliere”. Certo che chiunque sceglierebbe di non sentire la rabbia, chiunque sceglierebbe di non sentire il dolore …

Non è vero! Non è vero! Vuoi parlare di parole? Parliamo di parole! Quando dici “scelgo”, in Realtà non lo fai. Se tu scegli realmente, e non a parole, quando la rabbia sopraggiunge invece di seguirla la guardi e ti chiedi “Cosa mi sta comunicando?”. Quando la paura arriva la guardi e ti chiedi: “Che cosa in me mi fa temere di non essere all’altezza?”, “Che cosa realmente credo che dall’esterno possa attaccarmi?”. Le tue paure di energie negative che potrebbero entrare dentro di te, o che potrebbero essere all’interno della tua casa, o che potrebbero minare la salute della tua famiglia, queste paure non le hai mai guardate. Temi, scappi, ti arrabbi ma non le hai mai realmente guardate. E non hai mai parlato con loro. Attendi che qualcuno ti dica cosa fare, ma tu non fai e non fai perché sai che non hai nulla da fare, ma da Essere. Dunque, di fronte alla paura di un’entità, chiedi: “Chi sei?”. Scoprirai che quella entità che tu credi “essere”, in Realtà è una tua ombra. Accoglila e ricongiungila alla sua Luce, poiché tutto è dentro di te. E nell’incontro tra la Luce e l’ombra, l’ombra svanisce. Ma poiché hai scelto – e continuo a dire “scelto” – di non credere in questo, continui a rimanerne vittima. É chiaro per te?

Sì, è chiaro, ma non è vero che non dialogo con le mie paure, non è vero che non dialogo con gli eventi, è una bugia. Non è vero: le provo tutte. E non è vero che aspetto che qualcuno mi dica di fare qualcosa. Non lo so più neanche io cosa devo fare, cosa devo dire, cosa devo essere, cosa devo credere. Ormai vivo in una confusione totale. Non ha più senso niente.

Bene. Se questo fosse vero, e una parte di te è senz’altro in questa condizione, saresti vicino all’Illuminazione. Poiché ciò che deve crollare sono le tue convinzioni, ciò che deve crollare è la tua fame di risposte. E’ nel silenzio che trovi la Luce. Quel chiacchiericcio continuo di bene/male al tuo interno è giunto al punto di potersi acquietare. Che lo faccia o non lo faccia dipende dal tuo atteggiamento e da null’altro. É chiaro per te?

É chiaro per me? E’ chiaro, ma non saprei da dove partire per spegnere il cervello e il chiacchiericcio, e le immagini che mi arrivano, che mi bombardano. Io non è che voglio pensare a quelle cose: arrivano da sole. Non le chiamo: arrivano, bombardano, mi tormentano.

Bene. Chiedi l’opposto. Chiedi, ogni volta, che si ricongiungano al loro opposto. Non è necessario che tutto attraversi la tua mente. Non hai bisogno di capire, hai bisogno di riposizionarti. Ma fin quando cercherai di farlo attraverso la razionalità, ti sentirai smarrita, perché ciò che conosci, o che credi di conoscere, nella tua razionalità è più forte di ciò che credi di non conoscere. E tuttavia è altrettanto meno vero. Quando dico che non parli con le tue paure, intendo dire che non gli dai spazio di rispondere, poiché le tratti come cose negative. Accoglile e ricongiungile al loro opposto. E lì che trovi la pace. É chiaro per te?

É chiaro. É chiaro, ma non credo di sapere come si fa. E non so come si fa.

Non lo sai e non lo devi sapere. Devi solo scegliere di farlo. Non mettere un vestito materiale a qualcosa di immateriale. Devi solo scegliere di farlo. Immaginati alla finestra: quelle immagini che vedi, e che sono fuori dalla finestra – o, se preferisci, su un monitor – non sono te, sono una rappresentazione di te. Dunque sul monitor fai comparire il loro opposto e ricongiungi Luce e ombra. Non devi dargli un nome, non devi capire cos’è. Non devi fare niente. Semplicemente esprimi l’intenzione che i due opposti si riuniscano nella pace e attendi senza fuggire, poiché nulla ti può accadere. Poiché tu non sei in pericolo e non lo sei mai stata. Ma l’abitudine alla fuga ti da la percezione del pericolo. É chiaro per te?

É chiaro. É chiaro ma ti ascolto e mi sento inadeguata, guasta ed evidentemente è un compito che non so assolvere.

Se tu non lo potessi assolvere non sarebbe nella tua Vita, poiché nell’incarnarsi ognuno di voi sceglie la sfida e la soluzione. Hai avuto lo sguardo focalizzato sulla sfida: ora sei pronta a vedere la soluzione. Il tuo tema inadeguatezza, colpa, è pronto ad essere trasceso. Tu sei pronta. 

Ho bisogno di aiuto, altrimenti rimarrò incastrata qui a vita

Sai che non è così, e tuttavia hai tutto l’aiuto del mondo.

Non è vero. Bugiardo.

Di nuovo sei vittima. Va bene lo stesso. Sappi, con la tua razionalità e con la tua onestà, che sei nella posizione di vittima. Hai domande?

Io no. Tu hai domande?

Io ti aspetto. Continuo a parlarti poiché tu sei me e io sono te. E non mi stanco, e non mi offendo, e non mi importa, poiché la tua emotività è ciò che ti rende unica, la tua razionalità è ciò che ti rende unica. E tutto il tuo vissuto è ciò che ha permesso e permette in ogni istante l’Espansione di Chi Sono. E di Chi Sei. La tua vibrazione fondamentale è Amore e Io Sono lì. E ti aspetto.

 

Tratto da una canalizzazione alla Fonte
effettuata l’8.9.2020

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1 commento

  1. Monica

    Il vuoto che guarisce
    Corrado Ceschinelli
    Nel silenzio della mente accade sempre qualcosa di magico, di totale, di profondo che ci indica la strada. Lontano dal ruolo imposto, dall’ossessione della prestazione, non c’è paralisi o frustrazione, ma solo il fluire di un’altra logica, che è quella della coscienza… Articolo di Corrado Ceschinelli

    Sono sempre più convinto che l’errore principale, del quale siamo un po’ tutti vittime, è l’uso improprio della mente, della ragione. Il problema nasce nel momento in cui, a questa facoltà, viene affidata tutta l’intelligenza necessaria per vivere, senza rendersi conto dei suoi limiti e di quanto possa essere manipolata e condizionata.

    “Pensare” di essere, di diventare o credere a questo o quello – attenendosi a regole comportamentali, conformandosi a modelli sociali – prima di essere ciò che la nostra natura ci richiede, è una perdita inimmaginabile di autenticità, di spontaneità, di semplicità, di “verità”, che si traduce in un’aberrazione generale del vivere con tutti i risvolti problematici che riguardano il genere umano.

    L’energia sottile che anima ogni creatura vivente, che porta a compimento ogni progetto di vita, vuole lo spazio della libertà, non sopporta di essere negata, tantomeno di essere governata. Credete veramente che un’intelligenza capace di amministrare l’universo, miliardi di cellule e di processi, possa sopportare la nostra interferenza, l’azione turbativa dei nostri pensieri e dei nostri ragionamenti? Disconoscere questa realtà, crea una frattura nella nostra totalità oscurando un sentire arcaico, cosmico, divino, e ci allontana anche dalla minima considerazione sul nostro modo di vivere.

    Chiedo sempre alle persone che incontro: “Cosa saresti senza tutti quei pensieri, quella memoria, quei ragionamenti?” Nessuno sa rispondere, perché nessuno sa più che cos’è, non lo immagina nemmeno. Eppure in quel silenzio, in quel vuoto, sarebbe possibile far agire un codice, una sensibilità, che appartiene al creato, che non ha tempo e schemi se non l’attitudine, realizzativa e protettiva del nostro bene

    Siamo così lontani da noi stessi da essere diventati una brutta copia di ciò che potremmo e dovremmo essere; siamo così lontani da noi stessi che quell’anima, quell’energia, che ci ha creato e ci rinnova in continuazione (proprio perché non si arresta sotto i colpi della nostra negazione), è causa di sofferenze indicibili, alle quali non sappiamo dare un senso e un’origine. Il male delle nostre esistenze è prima di tutto questo. A causa di tale alienazione diventiamo poi capaci delle peggiori cose adottando comportamenti artificiosi e innaturali. Rideremmo a crepapelle se vedessimo questa “innaturalità” del vivere in qualsiasi altra specie. Eppure basterebbe così poco. Basterebbe riconoscere questo equivoco, imparare ad ascoltare quest’intelligenza innata, sperimentarne i segnali e la forza al di là di ogni pretesa.

    Nel silenzio della mente accade sempre qualcosa di magico, di totale, di profondo che ci indica la strada. Lontano dal ruolo imposto, dall’ossessione della prestazione, non c’è paralisi o frustrazione, ma solo il fluire di un’altra logica, che è quella della coscienza.

    Tutti abbiamo questa possibilità ma continuiamo a credere di poter risolvere le nostre pene con lo stesso strumento che le ha create, nella speranza che basti organizzare meglio le cose, saper prendere la decisione giusta seguendo il ragionamento che ci convincerà di più. Mentre facciamo questi calcoli la nostra anima soffre, la nostra energia s’intasa, la nostra intelligenza muore. In questo modo perdiamo la nostra vita ancor prima di averla incontrata.

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